cultura

PAOLO SORRENTINO – HANNO TUTTI RAGIONE

Tony Pagoda è un cantante “di night” con tanto passato alle spalle (“Se a Sinatra la voce l’ha mandata il Signore, allora a me, più modestamente, l’ha mandata san Gennaro”). La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice, fra Napoli, Capri e il mondo. È stato tutto molto facile. Il talento. I soldi. Le donne. E insieme, una pratica dell’esistenza che ha coinciso con la formazione di una formidabile (e particolare) cognizione del mondo. Quando la vita comincia a complicarsi (la moglie chiede il divorzio), quando la scena si restringe (la sua band si esibisce in piazze minori), per Tony viene il tempo di cambiare. Una sterzata netta. Andarsene. Sparire. Cercare il silenzio. Alla fine di una breve tournée brasiliana, Tony Pagoda decide di restare là, prima a Rio, poi a Manaus, ossessionato dagli scarafaggi ma coronato da una nuova libertà. Senza perdere lo sguardo di eterna sorpresa per il mondo e la schiettezza di chi, questo mondo, lo conosce fin troppo bene, Tony si lascia invadere dai dubbi e dalle insicurezze che fino a quel momento, nel suo ordinato e personalissimo “catalogo” di quelli che passano per uomini, aveva attribuito agli smidollati. E scopre che tutte le risposte possono essere trovate in un infuocato tramonto.

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Libertà sotto sfratto. A Berlino chiude il Tacheles: artisti… in strada.

E’ ancora possibile trovare un luogo nel quale chiunque possa essere libero di esprimersi?

A Berlino sta chiudendo il TACHELES, uno degli ultimi baluardi capaci di dare una speranza a tutte quelle voci che sentono la necessità di emergere e che hanno trovato fra le sue mura un luogo sicuro nel quale poterlo fare liberamente . Tavoli e sedie tutti diversi, divani sparsi in un cortile all’aperto, graffiti lungo una scalinata che ti conduco fino all’ultimo piano dove è possibile rifarsi occhi (e mente…) con una mostra pittorica, e poi ancora un teatro, un caffè,gruppi musicali che si esbiscono dal vivo,…,e gente,tanta gente capace di arricchire ognuno a suo modo ogni visitatore.

Il terreno è stato acquistato e dal 2009 gli artisti che (fortunatamente!!!) ancora lo occupano vivono ogni giorno nel terrore di venir cacciati dalla polizia…Insomma pare che uno degli ultimi ibridi tra centro sociale e casa d’arte stia per scomparire…

L’atmosfera che si respirava era davvero unica e stimolante…mi domando: sarà possibile trovare ancora un luogo di questo tipo da qualche parte?o l’unica possibilità che è rimasta a tutte quelle voci che NEL mondo hanno qualcosa da urlare AL mondo è il web?e se dovessero toglierci anche questa possibilità?…

Lucy

Vai avanti tu che io ti seguo! Storia di un italiano medio alle prese con la “cultura” quotidiana.

Zapping serale in cerca di qualcosa di stimolante… una battaglia persa in partenza! Ad un certo punto però, un’oasi nel deserto. Un  miraggio: su MTV Brand new passano “Bloodbuzz Ohio” dei National. Una lodevole iniziativa senza ombra di dubbio, ma la cosa che più mi preoccupa è che non è normale meravigliarsi di trovare musica di qualità in giro per radio e tv, non è un comportamento consono ad abitanti assuefatti a musica, film, spot, programmi e quant’altro “civili”, degni di un paese altrettanto “civile”… Dovremmo essere inondati da materiale musicale, televisivo e cinematografico di qualità, eppure non lo siamo. Non succede, ma questa è l’Italia e nessuno si lamenta. Nessuno si lamenta perchè tutti preferiscono che a pensare e scegliere al posto loro ci sia qualcun’altro, ma và bene così.

Mi sovviene a tal riguardo la frase di uno dei giornalisti che hanno segnato la storia di questo paese: Indro Montanelli (mi spiace scomodarlo, ma la frase ci stà tutta). Lui diceva che “l’italiano non sarà mai libero, al massimo liberto” (schiavo liberato e, dunque, nemmeno padrone della propria libertà). E così era, così è e così sarà sempre! Il mio rammarico più grande, però, sarà sempre quello di non riuscire a trovare un colpevole o, quantomeno, un motivo. La colpa è dei media (internet escluso poichè lascia ancora un ampio margine di libertà) che si adeguano alla richiesta del pubblico? Oppure è colpa del pubblico che, per via della suddetta pigrizia, accetta passivamente le imposizioni culturali dei media? Ai posteri l’ardua sentenza…

Tommy

Brooklyn ombelico del mondo. Londra resta a guardare.

La cultura del nostro tempo si è evoluta, raggiungendo un nuovo stato di grazia. Ha girovagato per anni (e continuerà a farlo) lasciando sempre il segno. Ma adesso credo che abbia trovato davvero terreno fertile, e ci vorrà un pò prima che cerchi un nuovo fiore da impollinare. Brooklyn. Questo è il nome del campo su cui crescono nuovi frutti ormai giunti a maturazione: The National, TV on the Radio, Interpol, MGMT e chi più ne ha più ne metta! Il tasso di produzione artistica di questo lembo di terra ad ovest di Long Island è a dir poco impressionante. Roba da far impallidire Londra, leonessa ormai stanca che pare rimanga dall’altra parte dell’Oceano ad osservare commossa i movimenti fieri e sicuri del suo cucciolo ormai cresciuto…

Oltre alla musica, a fare da sfondo alla nuova culla della cultura mondiale, vi sono anche le immancabili arti visive. A tal proposito, Steven P. Harrington e jaime Rojo hanno creato un blog dedicato alla BSA (Brooklyn Street Art) in cui sono raccolti gli articoli e le immagini che testimoniano il crescente ed incessante ribollire del pentolone Yankee. Mostre, eventi, concerti, vernissages e quant’altro, il tutto raccolto in questa bellissima “guida” on-line di quello che è destinato a restare, ancora per parecchio tempo, il centro nevralgico della modernità.

Tommy

http://www.brooklynstreetart.com/theblog

Buon anno Terra!

Ore 14.30. Ho appena finito di pranzare e sono seduto al tavolo del ristorante (a casa la dispensa è vuota e, in ogni caso, non avrei avuto alcuna voglia di cucinare…). Sfogliando “La Repubblica” mi soffermo su un articolo che attira particolarmente la mia attenzione: “La Terra intacca il suo capitale. Risorse naturali finite in anticipo”. Forse non tutti sanno (prima di dieci minuti fa neanche io) che, un giorno di ogni anno, si esauriscono le risorse naturali rinnovabili. Tale giorno, che varia da anno ad anno, a seconda del tempo che impieghiamo noi bestie a prosciugare il serbatoio, è chiamato OVERSHOOT DAY. Quest’anno il “San Silvestro del fallimento umano” cadrà il 22 agosto (in anticipo di circa 1 mese rispetto agli ultimi 2 anni…) e ad annunciarlo è stato il Global Footprint Network che da molti anni si occupa del calcolo dell’impronta ecologica corrispondente ai vari stili di vita. Tanto per darvi un’idea della situazione in cui versa casa nostra:

1. PERDIAMO UNA SUPERFICIE FORESTALE PARI A 65 CAMPI DI CALCIO AL MINUTO

2. STIAMO PER ESSERE COSTRETTI A PRENDERE L’ACQUA CHE SCORRE NEI DEPOSITI FOSSILI (QUELLI CHE NON SI ALIMENTANO CON LE PIOGGE)

3. LASCIAMO CHE I GAS SERRA INVADANO L’ATMOSFERA, MOLTIPLICANDO ALLUVIONI E INCENDI

4. FORZIAMO IL CICLO DELLA PASTORIZIA, SACRIFICANDO PASCOLI AL DESERTO

E queste sono solo alcune delle regole base per distruggere il nostro pianeta e che noi, modestia a parte, mettiamo in pratica con una diligenza e precisione che ci distingue da quegli esseri privi di buon gusto, di stile, di un suv, di uno yacht, di una pelliccia (no quella alcuni ce l’hanno!), chiamati animali. Loro.
Il fatto è semplice e triste nel contempo: per dirla in termini giuridici, ci troviamo davanti ad un contratto a “prestazioni corrispettive” in cui vi è un evidente difetto del sinallagma (equilibrio tra le prestazioni). Da una parte l’essere “umano”, dall’altra la Signora Terra, che si lascia lentamente macellare dal suo barbaro invasore perchè non ha abbastanza voce per poter gridare aiuto o, più semplicemente, perchè non ha un buon avvocato.

Tommy