letteratura

IL BELLO DELLA BICICLETTA

1948: esce nelle sale Ladri di biciclette di Vittorio de Sica. Passerà appena un anno e Fausto Coppi, trionfatore in sella alla sua Bianchi di Giro d’Italia e Tour de France, diventerà l’eroe dell’epopea moderna celebrato da Roland Barthes. Ed è proprio nel clima di devastazione e speranza, di distruzione e rinascita dell’immediato dopoguerra che si impone il mito contemporaneo della bicicletta, un mito oggi forse maturo per trasformarsi in utopia ecologista e democratica. Augé analizza lucidamente il «nuovo umanesimo dei ciclisti», che annulla le differenze di classe, induce all’uguaglianza, riconduce l’esistenza nelle nostre città a tempi e ritmi più sostenibili, trasforma le vie urbane in spazi da scoprire con la cadenza regolare della pedalata e riapre così le porte, in ultima analisi, al sogno e all’avvenire.

Marc Augé, già directeur d’études presso l’EHESS di Parigi, si dedica ormai da molti anni alla costruzione di una «antropologia dei mondi contemporanei». Presso altri editori ha pubblicato: Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità (Eleuthera, Milano 1974), Storie del presente (Il Saggiatore, Milano 1997), Il dio oggetto (Meltemi, Roma 2002), Poteri di vita, poteri di morte (Cortina, Milano 2003), Perché viviamo? (Meltemi, Roma 2004).